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Une volte i fruts...

Cari bambini del XXI secolo mi chiamo Toni e sono un bambino come voi, ma sono vissuto un secolo fa.

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Toni

La mia casa ora è il museo di Cjase Cocèl di Fagagna.

Il paese di Fagagna Cjase Cocèl

Siete curiosi di sapere com'era fatta la mia casa?
Sììì? Allora cominciamo il nostro viaggio nel tempo.

La prima cosa che voglio spiegarvi è il significato del nome Cocèl; più che un cognome è un soprannome. Infatti "Cocèl" deriva da "coce" che significa "zucca" pertanto potete capire che la mia famiglia coltivava le zucche.

La famiglia di Toni

Ora osservate bene il cortile che si apre davanti alla casa. Ci sono tanti animali: galline, tacchini, oche, conigli.

Ci sono tanti animali: galline, tacchini, oche, conigli

Al centro del cortile c'è il pozzo da cui si attinge l'acqua per bere, cucinare, lavarsi e abbeverare gli animali. È ovvio che nella mia casa non c'erano i rubinetti, né il bagno all'interno.

Al centro del cortile c'è il pozzo

Entriamo in casa: la parola " cjase" aveva due significati. Il primo era quello che corrisponde alla parola italiana "casa", ma per noi la "cjase" era soprattutto la cucina perché era la stanza più importante e più usata di tutta l'abitazione.

la 'cjase' era soprattutto la cucina

La "Cjase" era composta da tre ambienti: il fogolâr, la stanza con il tavolo e il "camarin."

Il fogolâr - immagine 1 Il fogolâr - immagine 2

Il fogolâr era il luogo più riscaldato della casa: nel caminetto si faceva fuoco sul quale poi veniva appeso il pentolone per fare la polenta e quello per la minestra nelle giornate d'inverno.

Sulla sedia più alta si sedeva il nonno

Sulla sedia più alta si sedeva il nonno per scaldarsi i piedi e per riposare.
Attorno al fogolâr c'erano delle panche sulle quali ci sedevamo, i miei fratelli, sorelle ed io, a mangiare.
Invece gli uomini di casa si sedevano a mangiare attorno al grande tavolo della sala.
Le donne portavano loro il pranzo. Venivano serviti per primi, perché erano loro a svolgere i lavori più faticosi nei campi.

In cucina

La polenta era il cibo più consumato: veniva servito a colazione con il latte, a pranzo con la minestra e a cena con un pezzetto di formaggio, o con un uovo o una fetta di salame.

La polenta

La carne si mangiava solo nelle occasioni speciali: nelle feste o nei matrimoni. Il pane era riservato alle persone ammalate tant'è vero che il fornaio chiedeva alle donne "Cui atu malât vuè? (Chi è ammalato oggi?) proprio perché sapeva che il pane era un alimento che i contadini potevano permettersi solo raramente, perché costava tanto.
Le donne mangiavano per ultime e in piedi.

La nonna era la custode della chiave del "camarin" (della dispensa) dove venivano conservati i salami, le salsicce, le uova e tutto ciò che costituiva la riserva di cibo della famiglia.

Il camarin

La chiave veniva nascosta sotto il grembiule e nessuno, neppure il nonno, aveva la possibilità di prenderla, senza il suo permesso.

La chiave veniva nascosta sotto il grembiule

Durante le giornate d'inverno la nonna si occupava della filatura della lana.
La lana veniva trasformata in filo quando era ancora sporca perché contiene la lanolina un grasso che la rende più morbida e più facile da filare.
Quando un filo si spezzava non serviva fare un nodo, bastava unire le due estremità e il filo si ricomponeva.
Le donne che filavano avevano sempre le mani lisce e morbide grazie alla lanolina.

la nonna si occupava della filatura della lana

Ora saliamo nelle camere.

Vi faccio vedere la stanza dove dormivano i miei fratelli ed io.

Una camera

Scommetto che non avete mai visto un materasso come questo!
È fatto di "Scartos" cioè riempito con le bucce delle pannocchie.

Mais 1 Mais 2 Nie si strasse de blave

Il materasso era costituito da un telo cucito, ma ai lati c'erano due aperture nelle quali si infilavano le mani per muovere i "scus" per sprimacciarlo e farlo tornare gonfio. In un letto dormivano dai quattro ai sei bambini: si disponevano "due di testa e due di piedi".

Dopo aver letto la mia storia sono sicuro che penserete: “I bambini di oggi sono fortunati, hanno tante comodità!”

Avete ragione! Devo dirvi, però, che una volta tutti, a parte le famiglie più ricche, vivevano così, avevano  poco e non sprecavano nulla di quel poco.

Questo è quello che posso insegnarvi: “Apprezzate ciò che avete e amate la natura perché è lei la dispensatrice di tutto ciò che vi serve per vivere”.