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Domenica 09 agosto 2020

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Documentare le attività

Relazione per la valutazione dell'anno di prova

L'Unità di apprendimento: Le parole dell'amicizia

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Premessa

Imparare a vivere insieme

Imparare a vivere insieme non è né facile né spontaneo, ma va educato, consapevoli che la pace non é una meta, ma un processo e in quanto tale appare come il risultato, mai definitivamente compiuto, di problemi risolti e di progetti realizzati.

La società in cui viviamo si caratterizza sempre più per essere una società multietnica e multireligiosa fortemente differenziata e, a volte, divisa al suo interno.

Bambini e ragazzi vivono in un mondo sempre più ricco di informazioni, il più delle volte frammentate e decontestualizzate: una realtà attraversata da sollecitazioni e suggestioni di ogni genere.

Il modello educativo più diffuso tra le famiglie e nella scuola privilegia e premia la concorrenza, la competizione, l'autorealizzazione anche a dispetto e a scapito degli altri. Esperienze di apprendimento cooperativo, pur presenti in molte realtà educative, non sono generalizzate, né valorizzate nel modo adeguato.

I problemi educativi e formativi presentano così aspetti particolarmente complessi. Questa situazione richiede alle famiglie, alla scuola e alle altre agenzie educative un impegno attento e continuo, una sollecitudine scrupolosa e incisiva. Gli avversari da battere, così come affermava don Milani, sono il conformismo, il pregiudizio, il pensiero acritico, l'adeguamento alle mode di tutti i tipi, la passività, la rinuncia ad un'esistenza creativa e autonoma.

Si vive in una società sempre più gremita di persone che hanno paura, che stanno sulla difensiva, che aggrediscono, aggrappandosi ansiosamente a ciò che possiedono, inclini a guardare con sospetto il mondo che le circonda, sempre in attesa e nel timore di un nemico che spunti, si intrometta, faccia loro del male.

Una delle condizioni di base per lo sviluppo di una personalità non violenta é la sicurezza. La sicurezza primaria si fonda su un solido senso di identità.

Aiutare il bambino a sviluppare una buona sicurezza e conoscenza di sé significa valorizzarlo. La valorizzazione porta il bambino ad avere fiducia in se stesso e gli consente di superare senza timore, e perciò senza mobilitare aggressività difensive, gli ostacoli, gli insuccessi e le frustrazioni.

In modo analogo si può intervenire efficacemente contro l'insorgere dei pregiudizi e delle incomprensioni culturali, innanzitutto aiutando il bambino a rendersi conto dei suoi pregiudizi nei confronti dell'altro e di quanto essi siano radicati nella società, nella scuola, nella propria visione del mondo, in seguito attraverso la conoscenza dell'altro.

La conoscenza guida non solo alla tolleranza, ma anche all'accoglienza e al desiderio di cogliere la ricchezza personale dell'altro, della sua storia e della sua cultura; essa sconfigge la cultura del "nemico", i pregiudizi, la paura dell'altro perché "non si può mai essere felici contro gli altri" (Vincenzo Paglia, presidente della commissione della CEI per l'ecumenismo e il dialogo).

Tutti apparteniamo alla stessa famiglia umana, tutti siamo titolari di diritti e di doveri.

Parole di amicizia per costruire una cultura di pace

Poichè alla base di rapporti interpersonali non violenti c'è la loro corretta e precoce strutturazione e dato che la prevenzione della violenza necessita di un clima scolastico tale da favorire una cultura di pace e rapporti interpersonali basati sul rispetto reciproco, ho proposto l'UA "Parole di amicizia".

Tale UA è stata inserita nella progettazione delle classi seconde, proprio perché i sette anni sono l'età dei piccoli conflitti e segnano l'inizio della formazione delle prime amicizie.

Il bambino, infatti, inizia il suo percorso scolastico in uno stadio di sviluppo caratterizzato dall'egocentrismo che non sempre rende agile il suo rapporto con gli altri, coetanei o adulti. E' un momento di passaggio verso una più matura consapevolezza, ma è percorso lento e graduale, che si concretizza attraverso un cammino che prevede l'identificazione con il gruppo, il conformismo alle sue regole e, in negativo, il gregarismo.

L'educazione alla socialità si deve quindi presentare sotto due principali dimensioni finalistiche distinte, seppur coordinate.

La prima, soggettiva, si riferisce allo sviluppo di qualità personali, capacità interiori riferite alla persona di ciascun individuo: "iniziativa", "decisione", "responsabilità personale'', "consapevolezza" e, soprattutto ''autonomia''. Per quanto paradossale possa sembrare, il primo passo verso la conquista della maturità sociale consiste nella formazione e nel consolidamento dell'io, inteso come organo regolatore intrapsichico e pilota della vita personale. Un "io" debole è protagonista debole della vita di relazione, un "io" assente comporta automaticamente l'assenza della vita sociale.

La seconda dimensione, quella oggettiva, considera le condotte sociali che coinvolgono la vita di relazione: "relazioni interpersonali", "accettazione", "rispetto","partecipazione" .

L'UA vuole aiutare i bambini a comprendere che la persona 'tollerante' è colui che riconosce la positività e la bellezza delle «diversità», colui che crede che attraverso il «confronto» e il «dialogo» si può arrivare a risolvere i conflitti senza vincitori o vinti, che l'altro non è un «competitore», né un «concorrente», ma un valore, una risorsa, una ricchezza per la società e per ciascuno di noi, che la messa in comune delle reciproche ricchezze non impoverisce nessuno, ma anzi rende tutti più ricchi e consapevoli.

Tutto questo sottende una concezione dell'uomo e della donna, una antropologia quindi, che si riconosce nel personalismo e sottolinea il primato delle relazioni interpersonali. Esso si rifà ad una grande e feconda corrente di pensatori ebrei (Buber, Rosenzweig, Levinas), teologi protestanti (Brunner, Barth) e cattolici (Mounier, Marcel, Nédoncelle).

Caratteristiche essenziali di questa visione sono:

  • essere-con-gli-altri: l'uomo realizza se stesso solo entrando in dialogo con l'altro, proprio perché persona vuol dire essere aperto all'altro. Levinas parla di «epifania del volto»: il volto nella sua nudità mi rivela e mi rende presente all'altro che mi guarda; in questo processo di incontro gioca un ruolo essenziale la «parola». L'«io» si realizza quando entra in rapporto con un «tu». In un linguaggio cristiano ciò significa che la persona realizza se stessa solo quando entra in comunione con l'altro suo fratello ma anche con l'Altro suo fondamento e creatore, Dio;
  • essere-per-gli-altri: «Da un punto di vista antropologico l'uomo è un essere che realizza se stesso solo con gli altri uomini e con l'aiuto degli altri. L'uomo è un essere che realizza se stesso donandosi agli altri. L'uomo possiede se stesso soltanto quando dona se stesso agli altri.» (E. Schillebeecks, Die et l'homme, Bruxelles 1965).

Sulla stessa linea va posto il racconto dell'alleanza che Dio stringe con tutta la creazione attraverso Noè.

In Genesi 9,9-11 si introduce il termine «alleanza», «berit», che qui indica un impegno solenne da parte di Dio senza che sia richiesto all'uomo alcun corrispettivo. Questo particolare garantisce la realizzazione di quanto promesso, in quanto dipende unicamente dal partner divino e non dalla volontà o dall'osservanza di qualche clausola da parte dell'uomo, cosa che avrebbe introdotto un elemento di debolezza nel patto stesso. Noè riceve da Dio una parola solenne che riguarda tutto il creato e gli assicura la sopravvivenza (Giovanni Boggio, biblista).

L'arcobaleno (Genesi 9,12-16), per il suo verificarsi in ogni parte del mondo, è interpretato come segno universale di questo giuramento pronunciato da Dio e garanzia del mantenimento della promessa che non è rivolta soltanto a Noè, ma all'umanità intera.

L'immagine dell'arcobaleno è da sempre sinonimo di pluralismo, varietà di colori provenienti da un'unica fonte nonché immagine di tranquillità, del ritorno del sole dopo la tempesta. L'uomo antico al pari di quello moderno prova ogni volta, di fronte a tale spettacolo, uno stupore che lo ricollega alla sua dimensione esistenziale.

La forma assunta dal fenomeno naturale (quasi un ponte che congiunge la terra al cielo), e il momento in cui si manifesta (la quiete della natura dopo la violenza di un temporale) hanno suggerito l'interpretazione poetica e religiosa che ha riscontri in quasi tutte le culture. L'altra immagine rievocata, quella dell'arco riposto dopo un combattimento (il nubifragio con i fulmini e le saette scoccate dalla divinità), ha portato a pensare all'annuncio di un periodo di pace, anticipato dal segno comparso nel cielo.

L'Arco, segnale inequivocabilmente minaccioso, da segno di guerra e dichiarazione di belligeranza tra due oppositori, così come era sentito nella cultura pagana, diviene simbolo di unione e di pace tra il cielo e la terra. Questo passaggio appare chiaramente nel discorso biblico. Il valore semantico della parola «arco», «keshet» è riferito comunque alla parola divina che la riferisce alla Sua persona ed alla Sua azione: "Ho posto il Mio arco nella nube, avverrà quando porrò le nuvole, sarà il segno del patto" (Umberto Piperno, rabbino).

Sulla base di queste riflessioni, ritengo che compito imprescindibile della scuola sia orientare gli alunni a scelte non violente, contribuendo alla costruzione di personalità nelle quali prevalgano atteggiamenti umanizzanti di cooperazione anziché di competizione, antagonismo e prevaricazione.

Perseguire questa meta comporta profondi mutamenti nei comportamenti e nei paradigmi culturali e implica un percorso che richiede tempi lunghi, continuità e radicamento.

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Classe seconda
UA n° 1 "Le parole dell’amicizia"

PECUP

Esprimere un personale modo di essere e proporlo agli altri; interagire con l'ambiente naturale e sociale che lo circonda e influenzarlo positivamente; risolvere i problemi che di volta in volta incontra.

OSA RC (conoscenze)

Gesù, il Messia, compimento delle promesse di Dio.

OSA RC (abilità)

Cogliere, attraverso opportune pagine evangeliche, come Gesù viene incontro alle attese di perdono e di pace, di giustizia e di vita eterna.

OSA Convivenza Civile (conoscenze)

Le relazioni tra coetanei e adulti con i loro problemi. (Educazione dell'affettività)

I concetti di diritto/dovere, libertà responsabile, identità, pace, sviluppo umano, cooperazione, sussidiarietà. (Educazione alla cittadinanza)

OSA Convivenza civile (abilità)

Attivare modalità relazionali positive con i compagni e con gli adulti; comunicare la percezione di sé e del proprio ruolo nella classe, nel gruppo dei pari in genere. (Educazione dell'affettività)

Accettare, rispettare, aiutare gli altri e i “diversi da sé”, comprendendo le ragioni dei loro comportamenti. (Educazione alla cittadinanza)

Esperienze dell'alunno

Il bambino vive con intensità i suoi rapporti con i coetanei, sente l’esigenza di condividere e relazionarsi con gli altri bambini ricercando amicizie e complicità, comprende che non sempre è facile scegliere e conquistare gli amici, da qui l'esigenza formativa di imparare a rispettare e ad apprezzare l'altro e di vivere l'amicizia come dono di sé.

Obiettivi formativi integrati

Scoprire gli aspetti positivi e arricchenti dello stare insieme e dell'essere amici.

Scoprire che Gesù ha sempre cercato l’amicizia con tutti.

Competenze

Saper riconoscere le caratteristiche della vera amicizia.

Contenuti

1. L’arcobaleno come segno biblico di amicizia tra Dio e l’umanità.
2. L’amicizia tra Tobia e l’angelo Raffaele.
3. Le parole dell'amicizia.
4. Le parole di amicizia pronunciate da Gesù.

Attività

1. Racconto e drammatizzazione della storia di Noè.

2. Rielaborazione attraverso racconti e attività del segno dell’arcobaleno.

3. Racconto delle vicende di Tobia, con particolare attenzione al rapporto di collaborazione e aiuto tra Tobia e l’angelo.

4. Racconti e attività sull'amicizia.

5. Discussione sull'importanza dell'amicizia basandosi sull'esperienza concreta dei bambini.

6. Far conoscere alcuni brani evangelici che evidenzino gli atteggiamenti di amicizia da parte di Gesù.

Compito unitario

Sei un’artista: rappresenta un arcobaleno utilizzando, invece dei colori, le parole d’amicizia.

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L'Unità realizzata

1.Introduzione

2. Prerequisiti

3. Attività e cosiderazioni

4. Valutazione e autovalutazione

Introduzione

Questa UA si propone di favorire la conoscenza di se stessi e dell’altro valorizzando la diversità.

La scuola è un luogo privilegiato dove si possono sperimentare le diversità, dove può essere favorita la cultura dello scambio, del confronto e del dialogo. Educare a gestire l’incontro con la diversità, a vivere cioè in una situazione di multiculturalità, è un obiettivo trasversale di tutta la mia progettazione. Ritengo importante sottolineare che la multiculturalità oggi nelle scuole è indipendente dalla presenza di alunni stranieri, in quanto viviamo in contesti allargati in cui è quotidiano il confronto con l’altro, con altre culture, altri linguaggi, altri valori.

All’interno di questo percorso ho voluto dar voce ai bambini, favorendone il coinvolgimento e la partecipazione.

Il gioco e la fiaba rappresentano le due dimensioni principali su cui ruota l'Unità di Apprendimento, oltre ad essere due elementi chiave nella vita del bambino. E’ necessario valorizzare il gioco come strumento formativo, come occasione di crescita affettiva, sociale ed emotiva. L’attività ludica permette di decentrarsi, tollerare le differenze e ricercare il punto di vista dell’altro, mentre la fiaba, oltre ad affascinare e coinvolgere i bambini, permette numerosi spunti di riflessione.

Ampio rilievo è stato offerto anche all'oralità, per dare spazio alle emozioni di ognuno creando momenti per il confronto, favorire il rispetto dei diversi punti di vista, trovare soluzioni alternative ai conflitti e prendere coscienza delle proprie emozioni.

Le attività sono piaciute molto ai bambini perché hanno permesso ad ognuno di loro di essere protagonista e di partecipare in maniera attiva.

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Prerequisiti

Il percorso era già stato iniziato lo scorso anno scolastico, attraverso un itinerario che ha portato alla costruzione di un "prato" con tanti animali e piante diverse (primo approccio all'importanza della diversità).

Inoltre i bambini avevano iniziato ad essere consapevoli delle proprie emozioni (in particolar modo la rabbia) identificandole con gli atteggiamenti di alcuni animali, partendo dal racconto “Quando Evaristo si arrabbia”.

Prerequisiti dell'UA "Le parole dell'amicizia":
  • prendere coscienza della propria identità in rapporto con l'altro;
  • saper ascoltare;
  • saper confrontare per cogliere somiglianze e differenze;
  • riconoscere l'identità e l'unicità di ognuno;
  • identificare e conoscere alcune emozioni;
  • riconoscere il proprio modo di agire.
Attività svolte durante lo scorso anno scolastico:

Le nostre diversità

Obiettivi: prendere coscienza della propria identità in rapporto con l’altro; favorire e stimolare l’ascolto e il confronto tra realtà diverse.

Attività 1: Cartellone "Chi è?", ogni bambino ha disegnato su un foglio alcune cose che lo identificano, ad esempio il colore preferito, il cibo preferito, il gioco preferito, il programma TV preferito, l'animale preferito... poi ognuno ha incollato i disegni sul cartellone accanto al suo nome.

Attività 2: “Fiori piante animali. E noi?”. I bambini hanno colorato delle immagini di animali, di piante e di fiori. Le hanno quindi sistemate su un cartellone fino a formare un bel bosco, con tanti animaletti e tante piante. Insieme hanno confrontato i vari animali rilevando ciò che hanno di diverso e di simile tra loro, cogliendo diversità di grandezza, colore, movimento, ecc... Infine ho invitato i bambini a togliere tutti gli animali e le piante dal cartellone, lasciandovi un solo animaletto. Gli alunni hanno subito rilevato che il bosco era molto più bello prima, che ora era triste e che, da solo, quell'animaletto si sarebbe certamente annoiato.

Verifica: come sarebbe il bosco se tutti gli animali e le piante che ci vivono fossero uguali? I bambini hanno elencato le impressioni suscitate da un bosco di questo tipo e quelle provate davanti ad una grande e ricca varietà di elementi e delle loro caratteristiche. Ci piacerebbe che nel nostro gruppo tutti fossero uguali con le stesse caratteristiche? I bambini si sono divertiti a cogliere ed elencare le differenze che esistono tra di loro nell’aspetto fisico, nei gusti, nel carattere, negli interessi.

Siamo unici e speciali

Obiettivi: tutti i bambini hanno diritto a un nome e ad un'identità; tutti i bambini hanno diritto a essere riconosciuti dagli altri.

Attività 1: Ho distribuito a ciascun alunno un frutto (ad esempio, una mela o anche una patata) e dato loro due minuti di tempo per osservarne attentamente la forma e la dimensione. Quindi ho raccolto i frutti, li ho mescolati e li ho posti in un sacchetto. Al via ognuno ha cercato il proprio frutto. Dopo averlo trovato, i bambini hanno riflettuto sul modo in cui l'hanno riconosciuto e su che modo ogni frutto sia diverso o uguale all'altro. L'originalità di ogni frutto ci ha fatto pensare all'unicità e originalità di ciascuno di noi.

Attività 2: Ogni bambino ha scoperto la propria unicità ed il significato del proprio nome. Abbiamo tutti lo stesso nome? Perché? Perché i nostri genitori ci hanno dato questo nome? Cos’altro ci rende diversi dagli altri bambini e fa quindi di noi persone “uniche”, “speciali”? Dopo aver letto insieme il libro “I bambini del mondo. Un libro pop up per scoprire le differenze” abbiamo costruito il NOSTRO libro, intitolato: “Ci sono tanti bambini differenti al mondo come pesci nel mare o nuvole nel cielo, ma ognuno è speciale, a cominciare da NOI!”. Ogni bambino vi ha incollato la propria foto e un disegno che rappresenta se stesso.

Quando ci arrabbiamo siamo così!

Obiettivo: scoprire le proprie emozioni per imparare a conoscerle e gestirle in modo positivo e per favorire l'accettazione di se stessi e degli altri.

Attività: Dopo aver letto la storia “Quando Evaristo si arrabbia”, ciascun bambino si è identificato con un animale del racconto e nel suo modo di arrabbiarsi, spiegando la motivazione di questa scelta. In seguito la classe ha riflettuto sul fatto che siamo tutti diversi e che quindi ognuno di noi ha un modo diverso di reagire alla rabbia. Cosa possiamo fare dunque quando siamo arrabbiati? Come gli animali della favola abbiamo cercato delle regole condivise da sottoscrivere.

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Attività e cosiderazioni
Attività svolte Considerazioni e modalità operative

Nell'arca di Noè tutti sono diversi ma, nello stesso tempo, tutti sono importanti.

Il diluvio dura 40 giorni e 40 notti, gli animali devono, dunque, imparare la necessità del rispetto reciproco durante il viaggio.

Dopo aver diviso la storia di Noè in sequenze, gli alunni, divisi a coppie, hanno realizzato una o due pagine del libretto che, dopo essere stato rilegato, è stato inserito nella biblioteca di classe.

Gli alunni hanno collaborato alla realizzazione di un progetto comune, dividendosi i compiti senza difficoltà.

Giochi sugli animali. I bambini si sono immedesimati negli animali per far rivivere nuovamente la storia.

Emozioni: come si sentivano gli animali sull'arca?

Emozionario

Dopo aver richiamato le attività svolte l'anno scolastico precedente, gli alunni hanno identificato le emozioni provate dagli animali sull'arca e hanno provato a esprimere le proprie.

Rielaborazione attraverso racconti e attività del segno dell’arcobaleno.

I bambini hanno scoperto l'importanza del segno dell'arcobaleno, visto nella Bibbia quale simbolo di amicizia e di pace.

Braistorming sulle parole dell'amicizia e sul loro significato.

Ogni alunno ha portato il suo contributo nel raccontare cos'è l'amicizia. Attraverso la loro esperienza concreta i bambini hanno spiegato perchè è importante avere degli amici ("per giocare", "per stare insieme", "per divertirsi"...).

Disegno del proprio amico preferito e dei giochi che si predilige fare con lui.

Ad ogni bambino veniva chiesto di scegliere il suo amico speciale e di spiegarne i motivi. Non tutti i bambini hanno voluto condividere la propria scelta, coloro che lo hanno fatto hanno dato molta importanza alla capacità di stare in gruppo e di rispettare gli altri, per esempio: "gioca con me", "è gentile", "gioca bene con gli altri"…
Attività e schede operative presenti sul libro di testo sull'amicizia e sul rapporto con gli altri. Le pagine del libro di testo hanno svolto in alcuni casi da rinforzo delle conoscenze acquisite, in altri da verifica.
Riscoperta, attraverso il libro di testo, di alcuni brani evangelici che evidenziano gli atteggiamenti di amicizia da parte di Gesù. Con queste attività gli alunni hanno imparato che, per i cristiani, l'amicizia adempie le parole di Gesù: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Giovanni 15,12).

Racconto della storia del bruco Verdolino.

Prendendo spunto dalla storia del bruco Verdolino, alcuni hanno raccontato alla classe episodi di esclusione dal gioco e i piccoli conflitti che avvengono a scuola.

I bambini hanno comprenso di essere tanti e tutti diversi e che non sempre è facile andare d'accordo.

Insieme hanno provato a cercare qualche soluzione, per esempio: "se non mi fanno giocare posso dirlo alla maestra", "posso cercare altri compagni con cui giocare", "posso chiedere un'altra volta"...

Lettura delle avventure di Winnie the Pooh.

Con l'aiuto di Winnie the Pooh e dei suoi amici i bambini hanno capito che la diversità di ognuno è ciò che rende speciale l'amicizia.

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Valutazione e autovalutazione

L’UA realizzata risulta diversa, in alcuni punti, dall’UA progettata per la necessità di adattarla alle esigenze del gruppo classe.

Il contenuto "L’amicizia tra Tobia e l’angelo Raffaele" è stato sostituito dalla storia del bruco Verdolino, che ho ritenuto più adatto all'età degli alunni.

Il compito unitario effettivamente svolto è stato la realizzazione del film, nato dalla drammatizzazione della storia di Noè, che i bambini hanno ideato partendo dal racconto biblico semplificato ascoltato in classe. Gli alunni hanno interagito positivamente e in modo costruttivo nella realizzazione del compito unitario.

Le attività di verifica (conversazioni mirate, schede da completare sul libro di testo) hanno aiutato i bambini a prendere consapevolezza delle conoscenze acquisite.

La valutazione, basata sulla partecipazione, l'impegno e l'attenzione dimostrate nelle attività in classe, è stata orientata ad accertare il grado di apprendimento e le capacità dei bambini di riutilizzare (tenendo conto dell'età), a livello comportamentale e concettuale, quanto appreso (competenza).

L'Unità di Apprendimento è stata accolta con entusiasmo dagli alunni sia perché si è svolta attraverso momenti ludici e fantasiosi, approfonditi da una riflessione svolta insieme, sia perché tocca esperienze e vissuti vicini al loro sentire. Tutti hanno partecipato attivamente alle attività proposte.

Le situazioni che hanno richiesto più impegno e fatica sono state l’ascolto dei compagni e il tenere in considerazione ciò che dice l’altro.

Alla fine del percorso i bambini si sono dimostrati in grado di vivere in modo più consapevole un rapporto di amicizia.

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Ultima modifica: 05 12 2018